E che vuole tornare a casa Schettino?

Schettino: «Ma si rende conto che è buio e qui non vediamo nulla …»
De Falco: «E che vuole tornare a casa Schettino? E’ buio e vuole tornare a casa? Salga sulla prua della nave tramite la biscaggina e mi dica cosa si può fare, quante persone ci sono e che bisogno hanno. Ora!»

Un dialogo, nella sua drammaticità, degno del miglior Totò.

Si discute in queste ore sulla correttezza di considerare De Falco, colui che ha fatto il suo dovere, un eroe. In fondo non ha fatto niente di straordinario, rispetto alle sue mansioni e responsabilità, anche se ha mostrato grande professionalità e sangue freddo. Da un eroe ci si aspetta qualcosa che va ben oltre l’ordinarietà, sebbene in una situazione straordinaria (o meglio, che accade molto raramente).
Quindi il termine eroe per De Falco forse è esagerato, come lui stesso ha commentato in alcune interviste. Ma per lui so che è pienamente giustificato utilizzare il termine campione, nel senso utilizzato, per esempio, nei tornei cavallereschi (e nel Torneo Tremaghi), ossia una persona scelta dalla comunità come riferimento e rappresentante delle migliori capacità che la comunità stessa è in grado di produrre.
E questo campione, come altri che quotidianamente emergono nelle cronache, lo indicherò come modello da seguire alle mie figlie.

Schettino, ritornando a Totò, mi ricorda un caporale, che ora dovrà giustamente pagare il costo della sua irresponsabile incoscienza e incompetenza.

La cecìna! (o torta per chi, poverino, è livornese)

È bastato scorgere un sacchetto di farina di ceci al supermercato e io e mia moglie ci siamo telepaticamente trovati d’accordo sul regalarci una teglia di cecìna fatta in casa.

Ingredienti:

  • 150 gr di farina di ceci
  • 450 gr di acqua
  • 4-5 cucchiai di olio extravergine di oliva
  • \frac{1}{2} cucchiaino di sale
  • pepe

Preparazione:

Stemperare, in una ciotola capiente, la farina con l’acqua, aggiungendo poca acqua alla volta in modo da evitare grumi.
Aggiungere l’olio e il sale, mescolare.
Il risultato è una pastella molto liquida.
Un passo molto importante è quello di fare riposare la ciotola coperta con un panno per 3-4 ore.
Un altro componente importante è la teglia, che per questa quantità di pastella deve essere di circa 32 cm di diametro, in modo da ottenere uno spessore di circa 4-5 mm.
La teglia ideale è molto spessa e di rame stagnato.
Ungere bene la teglia con olio, versare la pastella e infornare nel forno preriscaldato a 250°.
Cuocere per 15-20 minuti, controllando a occhio la doratura verso la fine cottura.

L’ideale è mangiarsela, ancora calda, con una spolverata di pepe sopra e infilata dentro una schiacciatina tonda (quello che i livornesi – con risp. parl. – chiamano cinque e cinque).